Sul n. 4/2026 della rivista Diritto di Internet (Pacini Giuridica), diretta dal Prof. Giuseppe Cassano, è stato pubblicato il saggio «Class action e Big Tech: alla ricerca di equilibri sostanziali e processuali tra la serialità del danno tecnologico e la svolta rimediale dell’accountability by design», a firma dell’Avv. Alfonso Bonafede e dell’Avv. Fabio De Dominicis, of counsel dello Studio.
Il saggio analizza il ruolo delle azioni collettive nei confronti delle grandi piattaforme digitali. Nell’economia digitale il danno tende a diventare seriale, diffuso e transnazionale, e le asimmetrie tra utenti e Big Tech rischiano di rendere inefficace la tutela individuale.
Attraverso l’esame della più recente giurisprudenza statunitense ed europea, gli autori sostengono che la tutela collettiva non debba limitarsi al risarcimento, ma possa incidere sulla progettazione stessa dei servizi digitali. In questa prospettiva, la class action si presenta come strumento di attuazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.
Il fascicolo sarà presentato agli Stati Generali di Internet e dell’Intelligenza Artificiale, presso la LUISS, dal 14 al 16 dicembre 2026.
Ecco il link dal profilo Linkedin dell’Avv. Alfonso Bonafede
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Qui di seguito il sommario dell’articolo:
1. Big Tech e class action: premessa.
2. Il danno di massa nell’economia delle piattaforme: dalle asimmetrie strutturali con le Big Tech alla funzione correttiva della class action.
3. L’evoluzione rimediale: dal risarcimento ex post all’«accountability by design» nel collective redress. –
3.1. Il «compliance theater» delle Big Tech.
4. Il tramonto dell’immunità delle Big Tech negli Stati Uniti: dalla neutralità del contenuto alla difettosità del design. La funzione regolatoria del megasettlement da 18 miliardi di dollari.
5. Il fronte europeo tra regolazione e risarcimento: GDPR, DSA e la frammentazione del danno non patrimoniale nel mercato digitale.
5.1. L’architettura del feed come dark pattern e l’obbligo di persistenza: il caso Bits of Freedom c. Meta ad Amsterdam.
5.2. (Segue). Il superamento del dogma del «danno-conseguenza» a livello unionale: da Austrian Post a IP v. Quirin Privatbank.
5.3. (Segue). Il modello «Milano-Südtirol»: danno non patrimoniale e omogeneità della classe. La liquidazione per categorie di dati e la prova dell’«attivazione minima».
5.4. (Segue). Il modello «Düsseldorf»: la standardizzazione pura e la dottrina della Corte Federale tedesca (BGH).
5.5. (Segue). Il modello «Dresda»: l’autonomia informativa e il risarcimento del tracciamento occulto.
5.6. (Segue). L’approccio restrittivo di Berlino: la crisi dell’omogeneità nel caso SOMI c. X.
6. La giurisdizione transfrontaliera nel contenzioso collettivo contro le Big Tech.
6.1. (Segue). Dalla giurisdizione al rimedio: l’azione rappresentativa inibitoria Movimento Consumatori c. Netflix.
7. Conclusioni. Per un nuovo statuto del danno tecnologico e la svolta rimediale dell’«accountability by design» anche in chiave costituzionale.