Con sentenza n. 10823 del 25 maggio 2016, la Corte di Cassazione statuisce che, nel caso in cui un coniuge tradisca l’altro coniuge e la richiesta di separazione venga fatta subito dopo la scoperta dell’infedeltà, si può ritenere che proprio il tradimento sia la causa della crisi coniugale.
Se però il rapporto è già logorato, e il coniuge traditore lo dimostra, allora il tradimento non comporterà l’addebito e quindi la perdita del diritto all’assegno di mantenimento e dei diritti successori in capo al coniuge al quale viene addebitata la separazione.
Nel caso di specie, Tizia proponeva ricorso per separazione chiedendo l’affidamento condiviso dei figli, l’assegnazione della casa familiare e la corresponsione di un assegno di mantenimento per sé e per la prole.
Il marito si costituiva in giudizio, contestando la domanda di mantenimento della moglie per se stessa e chiedendo l’addebito della separazione poiché quest’ultima lo aveva tradito e, proprio tale comportamento, aveva reso intollerabile la convivenza.
Il tribunale di primo grado dichiarava la separazione personale con addebito alla moglie a) ritenendo fosse stato provato il tradimento della donna e b) considerando fosse stata dimostrata la correlazione tra l’infedeltà e l’intollerabilità della convivenza. La Corte di Appello confermava la sentenza.
Tizia ricorreva dunque in Cassazione.
La Corte di Cassazione, nella pronuncia de qua affronta dunque il tema dell’infedeltà coniugale, seguendo una strada parzialmente divergente rispetto al consolidato orientamento dei giudici di legittimità.
In passato, infatti, la violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale faceva presumere che l’intollerabilità della convivenza dipendesse da questa: dunque, in assenza di prova contraria, la dimostrazione in giudizio della relazione fedifraga apriva la strada alla pronuncia di separazione con addebito.
Oggi, la Corte di Cassazione osserva che «l’infedeltà viola uno degli obblighi direttamente imposti dalla legge a carico dei coniugi, così da infirmare alla radice l’affectio familiae in guisa tale da giustificare, secondo una relazione ordinaria causale, la separazione».
È quindi la premessa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.
Ma questo non basta: occorre che la richiesta di separazione personale segua, senza cesura temporale, all’accertata violazione dell’obbligo coniugale.
Spetterà quindi al coniuge traditore la prova della mancanza del nesso eziologico tra infedeltà e crisi coniugale, vale a dire che il suo comportamento si sia inserito in una situazione matrimoniale già compromessa.
In tal modo la Corte non sovverte la regola sull’onere probatorio ex art. 2697 c.c. e aderisce al principio empirico della vicinanza della prova; «laddove, riversare la dimostrazione della rilevanza causale in ordine all’intollerabilità della convivenza su chi abbia subito l’altrui infedeltà si risolverebbe nella probatio diabolica che in realtà il matrimonio era sempre stato felice fino all’adulterio».
Dott.ssa Lavinia Zacchi