Le Sezioni Unite, con la sentenza 19 ottobre 2017, n. 24675, a seguito dell’ordinanza di rimessione 31 gennaio 2017, n. 2484, sono finalmente intervenute in tema di usura sopravvenuta, affermando che <<Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della L. n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto>>.
Dunque, sebbene la Suprema Corte abbia affermato la generale irrilevanza nello sforamento successivo delle soglie, al contempo non ha escluso l’esperibilità dei rimedi generali previsti dall’ordinamento, come appunto potrebbe essere la via della buona fede nell’esecuzione del contratto, da valutare secondo le circostanze del caso concreto. Pertanto, nel caso in cui l’istituto di credito dovesse pretendere il pagamento o comunque ricevere il trasferimento di interessi che in quel momento siano divenuti usurari, a determinate condizioni, da verificare caso per caso, tale condotta potrebbe essere considerata contraria e buona fede e così fonte di responsabilità per l’ente creditizio.
Come altre volte è accaduto, l’autorevole voce delle Sezioni Unite potrebbe non essere sufficiente a mettere la parola fine alla dibattuta questione dell’usura sopravvenuta e per adesso non resta che aspettare per vedere l’eco di questa decisione presso le diverse corti italiane.

 

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