La regola dell’esonero del datore di lavoro – e del suo superamento solo in presenza di illiceità penale – non vale per il danno che esula ab origine dalla copertura assicurativa INAIL (c.d. danno complementare o differenziale qualitativo).

La Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, 2 marzo 2018, sentenza n. 4972, ha precisato i tratti distintivi del danno differenziale e del danno complementare, specificando che quest’ultimo esula ab origine dalle prestazioni INAIL: <<Pure attenta dottrina ha osservato che l’esonero riguarda il danno patrimoniale per invalidità temporanea, il biologico dal 6%, il patrimoniale dal 16%, la rendita ai superstiti. Non può riguardare altro. La regola dell’esonero – e del suo superamento solo in presenza di illiceità penale – non vale per il danno che esula ab origine dalla copertura assicurativa INAIL (c.d. danno complementare, definito pure differenziale qualitativo) come il biologico temporaneo, il biologico in franchigia (fino al 5%), il patrimoniale in franchigia (fino al 15%), il morale ed i pregiudizi esistenziali, il danno tanatologico o da morte iure proprio e jure successionis, la personalizzazione o ricadute soggettive del danno biologico; per ottenere il quale il lavoratore o suoi eredi possono agire nei confronti del datore secondo il diritto civile, azionando anche una domanda per responsabilità contrattuale (oltre che extracontrattuale); avvalendosi quindi se del caso dell’inversione dell’onere della prova della colpa, nella logica oramai assodata della responsabilità contrattuale ex artt. 2087 e 1218 c.c..>>.